Ferrari Club Enzo Ferrari - Club Modena Ferrari

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Domenica 19 febbraio 2017
Ristorante "Paddock"              
Pranzo conviviale                   
Come sarebbe il mondo se Enzo Ferrari non fosse mai nato?

E’ una domanda che mi balena in mente, in particolare a febbraio. Non a caso, visto che il 18 febbraio del 1898 nasceva il leggendario “Drake”. Credo non esista una sola risposta alla domanda. Ma credo che almeno su una cosa si possa essere d’accordo. Senza Enzo Ferrari, e la sua diletta figlia, la Ferrari, il mondo sarebbe meno bello. Mancherebbe qualcosa. Ancora oggi la Ferrari rappresenta il sogno incarnato di un titano della velocità. Di un uomo a suo modo geniale, cocciuto come pochi, agitatore di anime, pieno di pregi e difetti, un uomo che ha avuto una vita piena di gioie ma anche di grandi dolori; un capitano d’industria cui l’industria interessava assai poco.

Seppe dare forma ai suoi sogni, facendoli diventare i sogni di miliardi di persone. Voleva che le sue auto ed i suoi motori vincessero e fossero ammirati ovunque. E così fu.

Chi oggi, infatti, non riconosce e non ammira e non desidera quelle auto con quell'inconfondibile cavallino rampante?
Oggi, nell'anno del Signore 2017, a poche settimane dalla presentazione della monoposto di Formula 1 che avrà il difficilissimo compito di rinverdire i fasti del cavallino, dopo un 2016 decisamente imbarazzante, ci chiediamo cosa possiamo aspettarci dalla Scuderia Ferrari.
Una doverosa premessa. Chi ama la Ferrari sa quante gioie gli abbia dato. Ma sono più i dolori delle gioie. In proporzione la Ferrari avrebbe potuto vincere molto di più. Ma la Ferrari è così. Sfortunata ed in parte per propria causa. La si ama con le tante imperfezioni che nei decenni ne hanno reso più grandi i successi. Con i digiuni lunghissimi. Perché il tifoso ferrarista è innamorato. Più di chiunque altro. E gli innamorati, si sa, non lasciano mai sopire il sacro fuoco del loro amore.

Torniamo al tema: cosa possiamo aspettarci dalla Ferrari?
Fermi. Non lasciamo partire il cuore, che sarebbe troppo facile la risposta. Vogliamo che il bel sogno del campione tedesco (o di quello finnico) con la monoposto rossa si rinnovi. Vogliamo il titolo mondiale. Ma, appunto è un sogno dal sen fuggito.
Fermi. Dobbiamo usare il cervello. La calma e la ragione. Davanti abbiamo un’idra grigia, a nove teste, piena di forze, risorse, tecnici bravi e preparati, politici abili e un po’ spregiudicati e un fantino che è dotato di talento cristallino, per quanto talvolta incline alle ore piccole. Inutile pensare che si possa abbattere, di botto, una tale potenza automobilistica. La si abbatte logorandola. Se non ci logora prima lei. E poi abbiamo quell'altro bestione. Un bisonte incazzato che si nutre di bibite energizzanti, e che ha un padre talentuoso come pochi nel creare missili a 4 ruote, talvolta forzando a meraviglia le norme. E poi quei due fantini, di cui uno, si dice abbia le stimmate del campione, l’altro che le ha già mostrate.
Poi, solo dopo ci siamo noi ferraristi. Non possiamo lamentarci dei fantini. Sono bravi. Eccome. Purtroppo abbiamo smarrito da tempo la capacità di dare loro mezzi all'altezza. E’ dell’anno scorso la rivoluzione che ha allontanato alcuni pezzi pregiati dalla Ferrari. Uno di loro è stato prontamente recuperato dall’idra. Da noi si è pensato di promuovere le seconde linee, la cosiddetta “rivoluzione orizzontale” che lascia parecchi interrogativi ai più in quanto ossimoro logico. Politicamente non pesiamo più di tanto, anche se di recente i vertici della Scuderia hanno saputo muoversi in maniera apprezzabile sul scivoloso crinale politico per mettere paletti precisi a bibitari e teutonici. I motori, quelli bene o male li sappiamo fare. Non siamo bravi ne nel fare i telai (in particolare le sospensioni), ne nell’aerodinamica. Badate bene...è il nostro retaggio, il nostro “DNA”, anche senza considerare gli osceni pneumatici degli ultimi anni. Da sempre la Ferrari ha queste lacune. Basta conoscere un pochino la sua storia. Dunque...cosa possiamo aspettarci con la ragione? Qualche vittoria, magari un crescendo di prestazioni. Non credo di più. Il grosso del bottino se lo spartiranno gli altri due. Penso ci siano pochi dubbi in merito.
Però...poi...fermiamo un po’ la ragione. Lasciamo che il cuore ci faccia sognare. Non costa nulla. Poi magari ci sveglieremo e vedremo che era un incubo. Ma è un reato non sognare quando è tempo di farlo. Magari imbrocchiamo tutto e ci ritroviamo, in quest’anno di regolamenti rivoluzionati, con una monoposto decente ed una Scuderia degna di tale nome. Sperare e sognare, distingue gli esseri umani dalle macchine. E la Ferrari è la più umana delle macchine. Dunque...Forza Ferrari.

F1 | Ferrari conferma la data di presentazione della vettura 2017
La nuova monoposto sarà svelata il prossimo 24 febbraio

Oltre alla conferma di Antonio Giovinazzi, Sergio Marchionne e Maurizio Arrivabene hanno ufficializzato che la Scuderia Ferrari svelerà il disegno della nuova monoposto il prossimo 24 febbraio. La presentazione, al contrario delle previsioni iniziali, verrà eseguita sul tracciato di Fiorano (tempo permettendo.ndr) e non con l’ormai tradizionale video sul web. La Ferrari sfrutterà i pochi giri disposizione per sistemare i primi dettagli in previsione della sessione di test in Spagna e per svelare al pubblico il disegno della nuova monoposto. La Scuderia, ovviamente, pubblicherà sul proprio sito tutti i file media del caso (immagini, video, etc etc…).
La macchina sarà successivamente imballata e spedita a Barcellona per la prima sessione di test pre-stagionale.
Ferrari, la vittoria nel medio termine, la svolta autoritaria del nuovo Marchionne…
Il presidente del Cavallino ha cambiato strategia, adesso è davvero la Ferrari di Marchionne...

Più che un pranzo di Natale quello in Ferrari è stato un regolamento di conti, verso se stessi, verso i propri errori, con l’intento di fissare dei paletti precisi, di fare chiarezza, di affidare al saggio orecchio di chi ascolta parole ermetiche, che però sono un messaggio piuttosto chiaro, tutt’è saperle interpretare.
Sergio Marchionne è un presidente diverso da quello spavaldo e garibaldino del 2015. Ha imparato a sue spese quant’è difficile fare Formula 1, dimenticando gli improvvidi proclami di conquista di un anno fa, ma soprattutto spiegando la filosofia di certe scelte che fanno ancora oggi discutere.
La prima, indubbiamente, è l’ormai famosa organizzazione orizzontale del lavoro nel Reparto Corse, con il deciso ripudio di un modello piramidale affidato alla mano di un direttore tecnico di alto livello. “Ho detto certe cose perché mi sono fidato di chi mi garantiva che eravamo in vantaggio sulla concorrenza. Sostituire Allison con Binotto era la cosa giusta”. Marchionne spiega di essere rimasto scottato dalla “piramide” che doveva portarlo alla vittoria. Il rapporto tra lui e James Allison s’è compromesso in modo irrimediabile a causa della mancanza di trasparenza, di alcune informazioni poi rivelatesi errate. Marchionne ha deciso così di entrare nei meccanismi in prima persona, dando una svolta autoritaria al team, ecco perché “Paddy Lowe non ci serve“. A progettare le rutilanti bellezze rosse saranno suoi pretoriani, che lo terrano aggiornato, senza segreti o verità non dette.
Nel dare la massima fiducia al nuovo gruppo di lavoro, lo stesso presidente ha però indirettamente confermato le indiscrezioni che vogliono una Ferrari in ritardo sulla concorrenza, come da noi anticipato. La svolta realista va soltanto apprezzata, e probabilmente è la base per un futuro più “rosso” e meno “grigio”. E però Marchionne ha parlato di successi nel medio termine, saltando di fatto a piè pari un 2017 che sarà di fatto un anno di transizione, o assestamento dir si voglia. Il presidente, al contempo, si è assunto tutte le responsabilità dei prossimi risultati del Cavallino, sollevando da un lato la squadra dall’enorme pressione dell’ambiente e suggellando il suo dominato. Questa, più di quella del biennio 2015-2016 sarà la Ferrari di Sergio Marchionne, fondata sulle sue idee, senza scendere a compromessi.
Anche sul versante Vettel il discorso è abbastanza chiaro. Sebastian per il 2017 ha sposato in pieno il rosso Ferrari da professionista serio qual è, ma è impensabile strappargli il rinnovo per il 2018 senza un progetto vincente all’orizzonte. Le parti si aggiorneranno a stagione in corso, con Marchionne che ha ammesso come la Ferrari si stia guardando anche intorno. Un messaggio piuttosto chiaro anche questo: la Rossa crede nel quattro volte campione del mondo, ma non potrà trattenerlo controvoglia. Se il tedesco preferirà salpare verso acque meno agitate, Maranello non potrà far altro che prenderne atto. Dopotutto sia per vincere che per trattenere tali fuoriclasse serve la macchina, e questo il presidente l’ha capito piuttosto bene. Ma per progettare una vettura vincente servono stabilità e programmazione nel tempo, e questo devono comprenderlo i tifosi. Con fiducia, ma tanta pazienza.

8 maggio 1982. Villeneuve non se n’è mai andato
Omaggio ad un pilota che nella sua breve carriera ha sempre buttato il cuore oltre l'ostacolo

“Da Montecarlo alla Fiera di Bologna in due ore e mezzo”. Basta questa frase pronunciata dalla moglie Joanna in occasione del Passion Day che si è tenuto a Imola lo scorso weekend a capire l’essenza di Gilles Villeneuve, cresciuto a pane e velocità, la stessa che l’ha portato via.
Nato il 18 gennaio 1950 a Saint-Jean-sur-Richelieu in Canada inizia con le gare in salita, ma essendo troppo onerose passa alle motoslitte con cui si mette subito in luce.
Tornato al suo primo amore nel 1973 debutta e vince nella Formula Ford del Quebec, per poi salire di livello nella Formula Atlantic. E’ il 1977 quando la McLaren gli propone un test in F1 e un contratto. L’avventura al volante della terza McLaren Ford M23 comincia a Silverstone con un anonimo undicesimo posto, ma tra gli spettatori c’è qualcuno che rimane folgorato dallo spunto veloce di questo ragazzino così magro e alto appena 156 cm. Si chiama Enzo Ferrari.
A settembre il canadesino è già a Fiorano a provare. Il Drake ne rimane entusiasta e decide di portarlo immediatamente via al team di Woking per fargli disputare le ultime tre corse in programma.
I risultati stentano ad arrivare ma nel 1978 davanti al suo pubblico trionfa a Montreal convincendo anche i più scettici. Partito Carlos Reutemann al suo fianco la stagione successiva arriva Jody Scheckter, alla fine iridato. Si impone in Sud Africa, a Long Beach, al Watkins Glen e soprattutto a Digione da vita assieme a Rene Arnoux su Renault a uno dei duelli più emozionanti della storia del Circus.
L’80 non sarà invece così fruttuoso. Penalizzato da una 312 T5 non competitiva arriva a fine campionato con un bottino di soli sei punti. Si rifarà nel 1981 con due memorabili firme: Montecarlo e Jarama, Spagna, dove palesemente più lento di chi seguiva fu in grado ugualmente di contrastare gli attacchi.
Il 1982 la tragedia umana si mischia a quella sportiva. Siamo a Imola. Gilles è davanti e il collega di box Didier Pironi alle sue spalle. Tra di loro c’è un forte legame di amicizia che in quell’occasione si spezzerà per sempre. Dal muretto della Rossa fanno segno al francese di rallentare in modo da congelare le posizioni ed assicurarsi una doppietta tranquilla. Lui non ci sta. Vuole tagliare per primo il traguardo e così avviene.
Lo strappo è totale. Sul podio l’atmosfera è molto tesa. Ci si ritrova a Zolder in Belgio. Siamo in qualifica. 8 maggio 1982. L’Aviatore, come in tanti lo chiamavano, per una questione d’onore non accetta di finire dietro all’ormai rivale. Non può fare molto, ma spinge, spinge finché non trova davanti a sé all’improvviso la March di Jochen Mass che procede lenta. L’impatto è inevitabile e tanto violento da far balzare il corpo del 32enne dall’altro lato del tracciato. Non c’è più nulla da fare. Il sipario è calato su uno dei corridori più coinvolgenti di tutti i tempi.
Pochi anni dopo, nel 1987, se ne andrà pure il transalpino, in maniera drammatica, durante una gara di off-shore.

“Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi: mio padre, mia madre, mio fratello e mio figlio. Ora quando mi guardo indietro vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve. Io gli volevo bene”. Enzo Ferrari

Scuderia Ferrari Club Modena "Enzo Ferrari"

L'unico Club al mondo a portare il nome "Enzo Ferrari"


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Enzo Ferrari è stato il più grande protagonista della storia dell’automobilismo dei nostri tempi.Dino Ferrari - L’uomo che ha creato un mito, il mito dell’auto sportiva, “La Ferrari” .
Siamo L’unico club al mondo che porta il nome di “Enzo Ferrari”.   La Scuderia Ferrari Club Modena, riconosciuta da Ferrari s.p.a., nasce molti anni fa e dalla fine del 2006 con l’ingresso nel club di nuovi soci, giovani e dinamici, è iniziata una fase nuova del “Club Enzo Ferrari”.
Oggi “Ferrari” è uno dei tre marchi più conosciuti al mondo e proprio per questo anche il mondo dei club dei tifosi Ferrari andava regolamentato nel giusto modo. Per questo la nuova dirigenza dello “Ferrari Club Modena Enzo Ferrari” ha deciso di condividere la filosofia di Ferrari s.p.a. aderendo alla nuova s.c.a.r.l. acquisendone una quota e prendendo il nome “Scuderia Ferrari Club Modena Enzo Ferrari”. Alla Scuderia Ferrari Club Modena Enzo Ferrari, ci si incontra, si condividono passsioni e sentimenti, si scopre il piacere di stare insieme e di fare insieme, si organizzano momenti di aggregazione e di solidarietà, si fa formazione e conoscenza professionale, si fa cultura, si sta assieme come una grande famiglia: senza alcun fine politico ed o economico, ma nella costante ricerca della perfezione dei suoi risultati. Il tutto coordinato dal nuovo presidente Armando Laschi.
Enzo Ferrari vive nelle sue automobili che rendono famosa Modena nel mondo!!!!! Il nostro grido è e sarà sempre VIVA LA FERRARI.
Facciamo ricordare al mondo che la Ferrari è stata e sarà sempre Enzo Ferrari.





 
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